UN CASO DI STUDIO: ANALISI CRITICA DI UNA GENEALOGIA COSTRUITA SENZA METODO E SENZA DOCUMENTI

Il presente caso di studio, tratto da contenuti pubblicati nel blog anonimo Il Grande Vecchio, dimostra in modo concreto come l’assenza di metodo scientifico produca una ricostruzione genealogica errata, incoerente e priva di fondamento documentario della mia genealogia certificata da autorità araldiche di Stato con documenti autenticati provenienti da fonti archivistiche ufficiali.

Uno dei tanti possibili esempi di errori eclatanti: secondo tale ricostruzione, il mio quadrisavolo Giacomo Francesco Ubertis (così nell’atto di battesimo) viene erroneamente identificato da pseudo-genealogisti come “Giovanni Giacomo Ubertis” (1799 – 15 maggio 1879), di professione negoziante, deceduto senza indicazione di luogo, figlio di un generico “Felice” privo di dati anagrafici e padre di “Giuseppe, detto anche Giuseppe Felice”. Nella ricerca che verrebbe definirsi genealogica come mai vedendo tante volte ripetersi il nome inusuale di Felice (sempre accompagnato da altro nome) non si sono mai chiesti la ragione di tale perpetuarsi dal 1683 da nonno a nipote, tanto che io sarei la quinta generazione con tale regola? Tale costruzione presenta lacune macroscopiche che uno studioso certificato avrebbe immediatamente individuato come segnali inequivocabili di assenza di metodo.

La documentazione originale dimostra invece che il soggetto si chiamava Giovanni (Giovanni Battista nell’albero genealogico), era medico, morì il 14 maggio e non il 15, come attestato dall’atto di morte; era figlio di Domenico (ossia Domenico Francesco, come risulta dall’atto di battesimo del 4-08-1799); Domenico Francesco era medico e ricoprì più volte la carica di sindaco. Il mio quadrisavolo Giacomo Francesco era suo cugino, come attestato dagli atti parrocchiali originali di battesimo, matrimonio e morte, regolarmente sottoscritti e conservati negli archivi ecclesiastici, nonché in copia autenticata nel mio archivio di famiglia.

Gli autori della pseudo-genealogia dissertano sulla plausibilità biologica e sociale di una paternità a 53 anni perché ignorano la realtà del contesto storico e familiare; non conoscono neppure le ragioni per cui nel 1843 optò per una residenza stabile a Casale Monferrato, dove la famiglia viveva da secoli alternandosi con Frassineto Po, Villanova Monferrato ed altre località vicine dove aveva possedimenti; ignorano la coerenza tra le professioni che vorrebbero attribuire e le fonti effettivamente disponibili che lo dimostrerebbero. Tali omissioni non sono casuali, ma rivelano una ricerca mai realmente condotta.

Nei vari post questi “genealogisti” parlano anche di un Pietro Decristoforis che nel 1875 sarebbe cameriere all’hotel La Rosa Rossa, e citano un Pietro Decristoforis che nel 1879 risulterebbe servente, senza però specificare chi aveva sposato, o quante volte si era sposato e quando era morto, una chiarificazione che cambierebbe le loro affermazioni scoprendo magari un terzo Pietro Decristoforis che era il mio vero quadrisavolo e che riposa ancora oggi nella tomba di famiglia. Del resto pochi mesi fa questi stessi “genealogisti” hanno confuso mia sorella Loredana Maria con mia moglie Maria Loredana.

 

Sull’esempio trattato Giovanni Ubertis (1799-1879)

In assenza di qualsiasi documentazione probatoria, il BLOG ANONIMO IL GRANDE VECCHIO avanza l’ipotesi che la genealogia e lo stemma della famiglia Ubertis sarebbero stati elaborati in epoca recente, attribuendone arbitrariamente la paternità al mio trisavolo e al mio bisnonno. Tali affermazioni risultano prive di qualunque fondamento storico, archivistico e metodologico, nonché in contrasto con la consolidata tradizione documentaria. Da secoli prima della mia nascita sono infatti disponibili numerose prove archivistiche, bibliografiche e monumentali che attestano con chiarezza l’esistenza, l’uso continuativo e la pubblica conoscenza della genealogia e dell’arme di famiglia.

A titolo meramente esemplificativo, si richiama l’articolo pubblicato nel 1936 dalla rivista Alexandria, dedicato alla commemorazione del nobile avvocato Luigi Ubertis, appartenente al ramo discendente da Ambrogio. Egli riposa nell’antica tomba gentilizia di Frassineto Po, nella quale sono sepolti anche il nonno, avv. Luigi Ubertis, più volte sindaco del medesimo comune († 1856), e la nonna Teresa di Domenico Ubertis († 1870), appartenente invece al mio ramo discendente da Domenico. È noto, e ampiamente documentato, che i due rami della famiglia si separarono all’inizio del XVI secolo. Nonostante tale divisione, nella suddetta tomba è scolpito lo stemma di famiglia, a prova materiale, stabile e pubblica della continuità araldica e della piena consapevolezza identitaria dell’intera stirpe. Ne consegue che la tradizione di discendere dalla famiglia fiorentina degli Uberti, unitamente al riconoscimento della propria nobiltà e all’uso costante dell’arme familiare, risulta plurisecolare, condivisa da entrambi i rami e attestata da fonti monumentali, archivistiche e bibliografiche, rendendo priva di qualsiasi attendibilità scientifica ogni ricostruzione che ne voglia posticipare arbitrariamente l’origine.

L’uso acritico di piattaforme digitali quali FamilySearch, MyHeritage e Ancestry, senza la verifica diretta dei documenti originali se non pubblicati, costituisce un ulteriore elemento di grave debolezza metodologica. Tali strumenti possono essere utili esclusivamente come supporto preliminare, ma non possono in alcun modo sostituire la consultazione diretta delle fonti primarie.

È inoltre riscontrabile che una parte rilevante delle informazioni utilizzate deriva, in forma parziale o alterata, da studi scientifici precedenti, tra cui Appunti genealogici sulla “Casata degli Uberti”, pubblicato in Hidalguía (maggio–agosto 1986, nn. 196–197, pp. 389–413), https://www.revistahidalguia.es/etiqueta-producto/pier-felice-degli-uberti/?add-to-cart=5291&utm_source=chatgpt. com pubblicazione che, pur nella sua sinteticità, indica puntualmente le fonti archivistiche utilizzate, consentendo la verifica delle affermazioni per ogni generazione. La prassi utilizzata da questi “genealogisti” non costituisce ricerca autonoma, ma appropriazione impropria di risultati altrui, privati del necessario apparato critico, stravolgendo le conclusioni.

A causa di mie denunce riferite ai blog diffamatori IL GRANDE VECCHIO e CONTEDEGLIUBERTI, non voglio per ora aggiornare al 2026 il mio studio del 1986.

LA VIVA TRADIZIONE DI FAMIGLIA

Per completezza va ricordato che gli studi genealogici sulla famiglia Ubertis–degli Uberti sono stati svolti nel corso di più generazioni da vari membri della mia famiglia, tra cui il mio bisnonno, Giuseppe Felice Ubertis, Giacomo Francesco Ubertis, Domenico Francesco Ubertis, Luigi Bernardo Ubertis, Francesco Zavattaro Ardizzi e altri ancora, producendo una genealogia certa e documentata che risale al 1472.

All’inizio del XVI secolo la famiglia si separò in due rami, il mio disceso da Domenico, da cui discese Giovanni Domenico che sposò Catalina Cicugnone) e l’altro disceso da Ambrogio (i cui discendenti non discendono dai Cicugnone per maschi); tuttavia i due rami sono rimasti collegati per matrimonio per via femminile fino al XIX secolo, come dimostrato banalmente dalla presenza nella stessa tomba di Famiglia a Frassineto Po dell’Avv. Luigi Ubertis () discendente del ramo di Ambrogio e della moglie Teresa Ubertis () di Domenico Francesco discendente del ramo di Domenico.

La conservazione della memoria storica familiare come d’uso nelle famiglie nobili mi ha permesso di preservare firme su libri dalla fine del XVII secolo, ritratti pittorici dal XVIII al XX secolo, dagherrotipi e fotografie ottocentesche, pubblicazioni scritte da antenati, documentazione militare e medaglie delle Guerre d’Indipendenza, alberi genealogici, stemmi realizzati dalla fine del XVIII secolo, materiale storico che verrà progressivamente pubblicato.

 

CONCLUSIONI FINALI

Uno dei tanti esempi di errore qui analizzato conferma in modo inequivocabile che una “genealogia” come quella esibita nei detti blog anonimi non può essere considerata tale. L’ignoranza del metodo genera errori concatenati e costruzioni artificiali destinate a crollare al primo confronto con le fonti. La genealogia scientifica non ammette scorciatoie: o è seriamente documentata, o non è genealogia!